Le undici meno una

Si tratta del primo giallo scritto da Augusto De Angelis. Il commissario De Vincenzi si trova alle prese con un caso di coscienza: un banchiere è stato assassinato e tutte le prove, salvo una, portano ad accusare un suo amico…

Dall’incipit del libro:

Piazza San Fedele era un lago bituminoso di nebbia, dentro cui le lampade ad arco aprivano aloni rossastri.
L’ultima auto s’allontanava lentissimamente dal marciapiede del teatro Manzoni, facendo risuonare sordamente il claxon. Il teatro chiudeva le sue grandi porte nere.
Qualche ombra fantomatica traversava la piazza. Due ombre si scontrarono allo sbocco di via Agnello e una di esse notò che l’altra era quella di un signore in abito da sera, pelliccia e tuba. Il signore per suo conto non vide che un’ombra nera. Non guardava neppure, del resto. Camminava. Procedette dalla piazza per via Agnello, nella nebbia, lentamente. Andava.
L’uomo, come se avesse riconosciuto colui col quale s’era urtato, si voltò per seguirlo. Ma subito si fermò, indeciso, trasse l’orologio e, accostatoselo agli occhi, vide che era la mezzanotte passata da qualche minuto. Alzò le spalle e tornò sui suoi passi, dirigendosi in fretta verso il grande portone della Questura, dentro cui entrò.
«E allora, cavaliere?»
«Ah!… Che vuoi?»
«C’è niente?»
«Hai domandato a Masetti?»
«Perché?… A quest’ora la ‹squadra› è ancora aperta?»
«Dev’essere tornato Masetti… L’ho mandato a Porta Ticinese. Senti un po’ quel che ha fatto.»
«Furtarelli, De Vincenzi… E avrà trovato i tre braccialetti dal ricettatore.»