Novelle toscane

 

Dall’incipit del libro:

Foffo, il mio compagno indivisibile di caccia, il bracconiere esperto d’ogni abitudine delle lepri l’allevatore scrupoloso di cani, mi aveva mes‐ so alla posta in cima a un colletto, dicendomi, con l’aria di chi è sicuro del fatto suo:
— Piantatevi costì; non muovetevi, e fra cinque minuti la Diana vi manderà su l’animale! —
E guardava con gli occhi lucidi di commozione, la canina rossiccia, che frugava le macchie), le ginestre, i talli delle scope, gettando ogni poco un guaito acuto, che avrebbe lacerato i timpani a un sordo. Per Foffo quella cagna costituiva una specie di essere sacro.
— Se non ho preso moglie, — mi diceva spesso, — credete a me, l’ho fatto per via della Diana!… Capirà che delle donne c’è poco da fidarsi; hanno a noia le bestie; e non avrei voluto (che me la facesse trovar diste‐ sa! —
Era, in verità, una bestia di rara intelligenza: una cagna da lepre capace di star sotto, come si dice in gergo venatorio, e di far tirare alla lepre quando schizza, non si trova dovunque, Egli è che Foffo regolarmente mancava il colpo; ma il bracconiere, senza sgomentarsi correva a perdifia‐ to alla posta più vicina e lì aspettava che la canizza gli ci respingesse la lepre, la quale, finalmente, riceveva la immeritata morte.